sabato, 29 marzo 2008 - 08:16 -

 

 

Tre notti che tormenti i miei sogni..Sono passati anni..Sarei curiosa di rivederti, ma da lontano, senza dirti nulla, senza nemmeno che tu mi scorga..


StregaBugiarda - commenti (5)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
venerdì, 28 marzo 2008 - 10:17 -

 

 

 Alla fine, ne deduco che io perdono troppo spesso e troppo in fretta...


StregaBugiarda - commenti (4)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Playng °°
venerdì, 28 marzo 2008 - 10:06 -

 

 

 

 

 

Ho visto questa sorta di test o giochetto che dir si voglia su uno dei miei blog amici, l’ho voluto provare anch’io, tanto per la curiosità di vedere cosa mi sarebbe uscito. Funziona a questo modo:

 

1.Impostare mp o WMP sulla modalità casuale dei brani

2. Per ogni domanda premere “avanti”

3. Il titolo della canzone sarà la risposta, da riportare anche se non ha alcun senso.
4-Commentate l'effetto della risposta

1.      Come ti senti oggi? [Sonno, sonno, sonno…] Murder on the Dancefloor. Sophie Ellis Bextor. [Di buon auspicio direi…]

  1. Dove arriverai nella tua vita? [Domanda ricorrente..] You shook me all night long. AC/DC. [Mmmmhhh..Bene!?]
  2. Come ti vedono I tuoi amici? Try it Babe. Marvin Gaye. [Eeehhh, sì ci può stare..]
  3. Ti sposerai? Vorrei. Cremonini. [Posso sbellicarmi dalle risate? Ironia della sorte…]
  4. Qual è la canzone adatta al tuo migliore amico/a? Le cose che hai amato di più. Antonacci. [Proprio così…]
  5. Com’è stato il tuo liceo? [Devo proprio dirlo???] Swan . Elisa. [Il testo, bhè, sì può ricordare quei tempi..]
  6. Qual è la tua filosofia di vita? Piece of My Heart . Janis Joplin . [No comment!?]
  7. Qual’è la cosa più bella dei tuoi amici? Like a Prayer . Madonna . [Amici?]
  8. Cos’hai in programma per il week-end? Nothing else matters . Metallica . [Giustisssssssimo!]
  9. La canzone che descrive i tuoi nonni? [Che razza di domanda è? -.- ]Quando finisce un amore . Cocciante . [Dubito sia mai iniziato…]
  10. Come ti va la vita? [Ehm…Possiamo sorvolare?] Gift . Elisa.
  11. Che canzone verrà suonata al tuo funerale? [Allegria!!!!!] Let there be Rock . AC/DC . [Ah bhè, ci sarà da divertirsi allora!?]
  12. Avrai una vita felice? Distant lover . Marvin Gaye . [Sì, ok, per adesso..Ma poi? -__-]
  13. Cosa pensano veramente di te i tuoi amici? Magnolia . Negrita . [ Ah!!!!!! O.O]
  14. La gente, segretamente, ti brama? Inside all the people . Planet Funk . [Ah!!!!! Di nuovo O.o]
  15. Come posso essere felice? [Me lo chiedo di continuo] One . U2 . [Uuhhhmmm…]
  16. Cosa farai della tua vita? Paint it black . Rolling Stones . [Mi pare lo sia già abbastanza!?]
  17. Avrai dei figli? Crazy . Aerosmith . [?]
  18. Se un uomo su un camion ti avesse offerto una caramella, cos’avresti fatto? Check on It. Beyonce.
  19. Cosa pensa di te tua mamma? Sorry . Madonna . [Eh già….]
  20. Qual è il tuo più grande segreto? Waiting for a girl like you . Foreigner . [In effetti…]
  21. Qual’è la canzone preferita del tuo peggior nemico? Can I touch you there . M. Bolton. [Ma io non ce l’ho un peggior nemico!]
  22. Com’è la tua personalità? [Ahia…] L’infinito . Raf . [Pensavo peggio!?]




StregaBugiarda - commenti
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Fear °°
giovedì, 27 marzo 2008 - 10:09 -

 

 

 

 

C'è chi desidera talmente tanto una cosa che non può avere, che raggiunge dopo tempo la paura che non potrà averla mai.

C'è chi la stessa cosa la sta per avere, voluta e desiderata, ed ha una paura folle perchè è il nuovo, è l'ignoto e teme di non saperla affrontare.

Isn't it ironic?


StregaBugiarda - commenti (6)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Pensieri °°
giovedì, 27 marzo 2008 - 09:58 -

 

 

 

 

Molte volte mi sono fermata a pensare quanto sia assurda la vita, quanti eufemismi ci presenti quotidianamente, quante stranezze. O almeno, questo per quanto mi riguarda e per quanto ho potuto constatare in tutti questi miei anni vissuti, che poi a dirla tutta non sono nemmeno molti, anche se io mi sento vecchia di un secolo il più delle volte.

 

Mi sembra di vivere da anni, anni ed anni e di essere in ritardo per fare tante cose e di averne compiute altre già in ritardo.

Io ho atteso sempre per tutto, non per scelta, per circostanze, per un concatenarsi di eventi che hanno voluto così al posto mio.

 

Ho collezionato fallimenti di ogni sorta e per ognuno di questi ho dovuto tirar le somme e ricominciare da capo, a testa bassa, determinata e decisa come al solito a ricostruire, dicendomi che non era troppo tardi e che ce l’avrei fatta.

E bene o male, in effetti, ci sono sempre riuscita a risollevarmi, ad andare avanti.

Non senza perdite, non senza scelte sofferte.

 

Ma rivedendo le cose, mi viene da fermarmi su un punto; il come ci sono andata, avanti.

 

Tagliando legami, azzerando amicizie che non ritenevo abbastanza degne, cancellando chiunque mi avesse dato qualcosa, ma che poi mi avesse fatto anche soffrire. Dimenticando le cose belle ricevute da chi poi è riuscito a deludermi o a deludere le mie aspettative.

 

Eliminare. Tagliare. Cancellare.

 

A pensarci bene, ho fatto principalmente questo della mia vita.

 

Ho amato molto, aspettandomi le stesse cose e quando queste non sono giunte ho buttato via tutto, non accontentandomi mai. Perché ho sempre pensato che accontentarsi non sia giusto.

E ho sofferto, questo non lo nego, perché privarsi di qualcosa o di qualcuno non fa mai stare bene, ma talvolta per me è stato doveroso.

 

Ed ho ottenuto il risultato che ora non riesco ad affezionarmi più a nessuno per quanto riguarda le amicizie. O mi si fa perdere la testa o nulla. Insensibile ad ogni dimostrazione di affetto solo perché non riesco a provare altrettanto. Mi scivola addosso facendo pensare agli altri che sia una donna fredda e arida di sentimenti ed emozioni. Ma io so bene che non è così, purtroppo oltre a me lo sanno troppo in pochi. Ma l’ho voluto io.

 

Ora rivedendo diversi fatti, non penso di aver sbagliato, ma di essere stata egoista sì.

Ho preso e assaporato fino in fondo ciò che ho voluto per poi liberarmene quando ne ero assuefatta, o quando in qualche modo mi sentivo tradita. Non ho dato possibilità di replica. “Per me è così e basta!” e più nessuna discussione e più nessun rimedio, più nessuna possibilità.

 

Dopo tutte queste scelte, ora mi guardo indietro e vedo che del mio passato non è rimasta nessuna traccia se non nella memoria. Nessuna presenza fisica che sia ancora a me legata e che sia rimasta tale con il passare degli anni, a parte la famiglia.

 

E’ triste infondo, ma l’ho voluto io. Io non mi accontento del mediocre, voglio solo il meglio o almeno il simile. Sì, lo so, sono presuntuosa e probabilmente lo sono sempre stata, ma ho sempre creduto e ne sono ancora convinta che è meglio il nulla allo scadente. Che non mi sarei mai conformata ai più solo per non rimanere da sola. E sola lo sono, è difficile ammetterlo, ma ne sono consapevole.

 

Solo menti affini.

 

E guardandomi attorno mi rendo conto che di menti affini alla mia ne ho trovate ben poche, potrei contarle sulle dita di una mano e forse nemmeno. E a questo punto, non penso nemmeno di essere io superiore, non l’ho mai creduto anzi, mi sono sempre sentita inadeguata, penso piuttosto di essere fuori dai canoni, anormale quasi.

 

Diversa.

 

E così sarà sempre.

 


StregaBugiarda - commenti (2)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Atto Ventitreesimo °°
mercoledì, 26 marzo 2008 - 16:07 -

 

 

 

Era seduta sul suo letto, al buio, non poteva nemmeno emettere un suono, né di rabbia né di dolore, perché era notte fonda e tutti stavano dormendo. Sul subito aveva pianto, di frustrazione e di impotenza, certo, non era la prima volta che succedeva, ma non doveva accadere mai più. Non sarebbe dovuto accadere mai, ma il passato era passato, ora guardava solo al presente. L’occhio destro iniziava a gonfiarsi, la pelle bruciava come se fosse lacerata, come se fosse stata marchiata con il fuoco dell’offesa. Non riusciva a togliere la mano da lì, come se volesse nascondere anche a sé stessa ciò che lui aveva fatto. Non gliel’avrebbe perdonato, ma non l’avrebbe perdonato nemmeno suo padre, che era andato a recuperarla dal momento che non voleva tornare con Andrea e nonostante lei avesse intentato qualche scusa, non le aveva creduto. Quella sarebbe stata l’ultima volta, non c’era soluzione.

 

Gliel’aveva letto in faccia che qualcosa era successo e sapeva anche cosa. Era stato vano il suo stupido tentativo di rifarsi il trucco, certe cose a lui non sfuggivano. Non gli era passata inosservata nemmeno l’espressione di Andrea, colpevole. Di aver tradito una persona che lo riteneva amico. Perché lui lo vedeva così, un tradimento puro e semplice. Non si toccano le donne degli amici. Era una regola e doveva essere rispettata. Era alla base dell’amicizia di tutti i membri della compagnia e non era una scusa che lui fosse l’ultimo arrivato. Anzi, a maggior ragione, doveva avere rispetto. Questo era tutto ciò che lo turbava, non dava peso a quello che aveva fatto a lei, per lui era una conseguenza. Gli veniva naturale, spontaneo, tanto come al solito l’avrebbe perdonato e gli avrebbe voluto bene come sempre.

 

Completamente sola. Era così che si sentiva, aveva perso Jo, per sua scelta ovvio e a causa di quei comportamenti che facevano di lui quasi una bestia e non di certo una persona. Aveva perso Oscar, perché così aveva voluto il fato, ma soprattutto aveva perso quello che per lei era un fratello, un amico, una guida. Non poteva accettarlo, ma doveva farsene comunque una ragione. Non poteva esserci lo stesso legame di prima ora che lei sapeva. Non avrebbe più avuto il coraggio di raccontargli i suoi tormenti d’amore ora che sapeva che per lui l’amore era incarnato proprio da lei. E conoscendolo, probabilmente dopo l’episodio di quella sera lui non avrebbe nemmeno più avuto il coraggio di avvicinarsi, perché odiava le sconfitte e teneva troppo al suo orgoglio. Era anche questo che li rendeva così uniti; lui era esattamente come lei. Ancor prima di agire loro conoscevano le mosse reciproche e lei era certa che lui conoscesse la sua reazione anche quella sera, ma che avesse voluto tentare ugualmente. Questo era ciò che le faceva più male.

 

Gli avrebbe negato la parola e persino il saluto. Non voleva più aver nulla a che fare con lui e nemmeno con lei in quel momento. Era una stupida ragazzetta come tutte le altre, aveva sbagliato a credere che fosse diversa, che avesse dei valori, era anche lei conforme a ciò che la società e il resto volevano. Si era venduta a uno qualunque solo per dimostrargli che lui non era indispensabile, perché ne era convinto, non c’era sentimento in quell’incontro che lei aveva avuto. Lei amava lui solamente e l’avrebbe amato sempre, ne era più che certo. Per questo la detestava in quel momento, perché la credeva pura, al di sopra di tutti e di tutte e invece si era sporcata anche lei dei peccati umani. Solo ora si rese conto che ne aveva fatto una figura quasi irraggiungibile, che lui non provava amore e nemmeno passione, lei era un esempio, che poteva farlo diventare un po’ meno mediocre.

 

Dormì a lungo, rifiutò di mangiare, di vedere e di sentire qualcuno. Era troppo profondamente ferita, non avrebbe potuto mostrarsi a nessuno così, lesa non solo nell’anima ma anche sul volto. Sua madre sapeva e aveva pianto dicendole di non perdere mai la sua dignità per un uomo, suo fratello ne fu altrettanto consapevole, ma era troppo piccolo per fare qualcosa e di indole troppo timida. Nessuno oltre a loro sapeva e avrebbe saputo mai. Sarebbe passato qualche giorno e tutto avrebbe ripreso il suo corso, alcuni aspetti erano cambiati certo, ma doveva andare avanti, con o senza il supporto di Andrea. Questo la faceva soffrire, così come il fatto che lui non si fosse fatto vivo, ma non l’aveva fatto nemmeno lei. Di lì a poco poi, avrebbe sostenuto gli esami per aver accesso alla nuova scuola, quindi non aveva tempo da perdere dietro quelle sciocchezze, come le definivano i più. Doveva concentrarsi, darsi da fare e così fece, superando gli esami brillantemente di lì a pochi giorni.

 

I giorni che seguirono a quella sera furono relativamente tranquilli. Lei non si era più vista e onestamente lui non ne comprendeva nemmeno il perché o forse sì; si vergognava. Per quello che aveva fatto e che l’aveva indotto a fare e ne aveva tutte le ragioni. Era esattamente così che si doveva sentire. “Voglio una ragazza che sia diversa, in tutto ciò che fa e che è!” Gliel’aveva detto poco tempo prima che lei partisse e lei aveva risposto “Io lo sono!” Ne ricordava ancora il tono deciso e risoluto che l’aveva fatto sorridere. Ora invece di quella decisione non ne vedeva la minima traccia, perché lui non imputava la sua assenza  a qualcosa di più profondo, ma solo al pentimento. Con Andrea invece si era già chiarito, come spesso succede tra ragazzi. Non gli aveva chiesto scusa, ma gli aveva spiegato le sue ragioni e questo lui lo apprezzava. Come al solito era lei a restare isolata, lo sarebbe rimasta sempre se non fosse cambiata e lui a questo non poteva porre alcun rimedio.


StregaBugiarda - commenti (3)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Atto Ventiduesimo °°
mercoledì, 26 marzo 2008 - 13:57 -

 

 

 

 

Con quale faccia poteva chiedere a lei se si fosse divertita. Non erano affari suoi e poi conosceva bene quel senso d’ironia atta a ferire e non lo sopportava, non appena lo senti pronunciare quelle arole una vampata di calore la invase, sintomo che il nervosismo stava prendendo piede. Lo guardò sprezzante, scuotendo il capo e poi si rivolse ad Andrea “Perché non andiamo a fare due passi? Non ce la faccio più a stare qui, così almeno parliamo con calma!” Si alzò, raccolse le sue cose e dopo un veloce saluto a chi restava si allontanò con l’amico a bordo della sua auto. Se fosse rimasta un minuto di più avrebbe potuto scoppiare in lacrime come sempre faceva quando la rabbia era al limite del sopportabile o rovesciare addosso qualcosa a quel cafone.

 

Sentì la sua richiesta, la guardò alzarsi e allontanarsi con lui al seguito. Lei non sapeva in che guaio si era cacciata, povera sciocca illusa. Non sapeva dei sentimenti di Andrea, e lui ovviamente si era guardato bene dal dirglielo. Voleva che lo scoprisse da sola, che ci sbattesse la testa, lei e la sua mania di fidarsi sempre ciecamente di tutti e di non vedere mai un secondo fine negli altri. Aveva cercato di farglielo imparare quasi fin dal primo giorno che si erano incontrati, ma lei no, non lo voleva capire. Ora si sarebbe trovata di certo i fatti nudi e crudi davanti e stava a lei riuscire a tener la situazione e bada o meno. E lui, doveva ammetterlo, sperava ci riuscisse.

 

Percorrevano la strada buia, illuminata solo ad intermittenza dai lampioni che diffondevano una luce di rame sull’asfalto. Non aveva più voglia di parlare, infatti se ne stava muta, con i nervi tesi ad osservare il paesaggio che scorreva dal finestrino. Gli occhi erano velati di lacrima, ma si impediva di lasciarne scendere anche solo una, non voleva dargli questa soddisfazione, anche se non avrebbe potuto vederla. “Così non ti è ancora passata..Ma perché non lo ignori semplicemente?” La voce di Andrea infranse il silenzio e mandò alla rinfusa i suoi pensieri, continuò a guardare fuori “Perché non ci riesco..” Le tremava la voce. Sentì la macchina che si fermava, in una piazzetta della città. “Quindi nemmeno il tuo pittore spagnolo è riuscito a farti stare meglio?” cercava in qualche modo di farla parlare, di farle buttare fuori tutto “Come può farmi stare meglio una persona alla quale ho dovuto dire addio per sempre? Credi che lo rivedrò ancora nella mia vita?! Non gli ho nemmeno detto la mia vera età..Avrei voluto restare lì per sempre, almeno avrei dimenticato tutta questa merda!” sorrise amaramente e una lacrima si liberò dalla sua umida prigione.

 

Non poteva fare altro che attendere, sapeva che sarebbero tornati e voleva leggere la colpevolezza sul volto di lei e la sfida sul volto di lui, o viceversa. Perché sapeva che in quel momento tra quei due qualcosa stava succedendo e prima o dopo lui sarebbe venuto a scoprirlo. I discorsi che in quel mentre venivano fatti non gli interessavano minimamente, neppure le battute velate su ciò che stava accadendo altrove, fatte al suo indirizzo, tanto per sdrammatizzare nella perfida ironia che solo coloro che si definiscono amici sanno praticare. Il piede destro si muoveva nervoso, tamburellando sul pavimento, i minuti sembravano non avere mai fine, ma lui sapeva aspettare.

 

La mano di lui si allungò sulla sua guancia pallida, percorrendo il tragitto di quella goccia d’argento, la guardò con un sorriso triste, sospirando e lei appoggiò la mancina su quella di lui assaporandone quello che credeva fosse affetto e comprensione. Lui era l’unico che la capiva davvero, perché come lei era un essere diverso, con un’anima che si discostava dalla massa e in quella massa non ci viveva troppo bene, esattamente come Bimba. Con la differenza, sostanziale però, che lui ci si confondeva e uniformava alla perfezione, mentre per lei era troppo complicato. In quel momento, mentre lei si affidava a quei pensieri, lui si avvicinò, baciandola. Non avrebbe più potuto farne a meno, per lui era il momento migliore. Per lei fu esattamente il contrario. Lo spinse lontano, sgranando gli occhi “Ma come hai potuto?” Fu l’unica cosa che fu in grado di dire, si sentiva tradita, sporca. Da lui non se l’aspettava, lo credeva migliore, lo credeva superiore, non considerando che ai sentimenti non si riesce ad imporre sempre la ragione e la correttezza. “Ti prego, riportami indietro.” Smise di piangere, avrebbe voluto accanirsi contro di lui, ma non riusciva.

Dopo quella che fu un’ora, vide il profilo della macchina di Andrea fendere il buio della città. Erano rimasti in pochi al bar, almeno gli altri avevano preferito evitare l’imbarazzo o qualche altro spettacolo di cattivo gusto. Scesero dalla macchina entrambi, tenendosi a distanza. Lui era visibilmente ferito, un misto di rabbia e orgoglio graffiato. Lei sembrava triste o furente, non avrebbe saputo dire. Come accadeva di solito lui non sapeva leggerle nel cuore, si affidava all’istinto, seppur davanti a lei si vantasse di conoscerla alla perfezione, ma era vero solo in parte. Attese che fossero un poco più vicini e poi la calma e la tensione furono spezzate da un applauso. Il suo teatrale gesto regalato a quelle due figure meste che in quel momento avanzavano come attori falliti di una commedia pessima. Andrea non lo degnò nemmeno di un’occhiata, lei si avvicinò quasi minacciosa. Le rise in faccia e non le diede nemmeno il tempo di parlare. Fece ciò che non avrebbe mai dovuto.

 


StregaBugiarda - commenti
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Atto Ventunesimo °°
mercoledì, 26 marzo 2008 - 10:24 -

 

 

 

La fine dell’estate era ormai vicina. E da quando era tornata non aveva ancora messo piede fuori casa. Voleva isolarsi, vivere in un piccolo mondo fatto di ricordi e di sogni senza che qualche figura del mondo reale potesse infrangerli. Le discussioni con i genitori non si contavano nemmeno più, così come le chiamate di Valentina che praticamente la implorava di uscire dicendole che non poteva stare per sempre chiusa in camera. Ma non aveva nessuna voglia di vederli, di vedere nessuno dei soliti amici, soprattutto uno. Non avrebbe sopportato di subirsi i suoi interrogatori e i suoi racconti canzonatori su quante ragazze s’era portato a letto in quei mesi.

 

Erano passati giorni da quando lei era tornata, ma non si era fatta viva in nessuna maniera, nemmeno un’apparizione fugace che avesse testimoniato che lei c’era. Le uniche notizie che era riuscito a carpire le doveva all’amica di lei, che aveva avuto il privilegio, lui pensava ironicamente, di andarla a trovare a casa, in quello che lei chiamava il suo rifugio. E aveva già saputo tutto di ciò che era accaduto, l’amica non era poi tanto discreta. Aspettava solo il momento di affrontarla e che fosse lei stessa a far uscire dalla sua bocca le stesse parole del racconto riportatogli.

 

Ci pensò a lungo quel giorno, era vero, non poteva svicolare per sempre e nemmeno chiudersi in casa come una derelitta. Del resto doveva solo abituarsi nuovamente all’idea di frequentare gente ipocrita e monotona e conformista. Doveva solo accettare il fatto che di nuovo avrebbe dovuto badare all’abbigliamento, ai comportamenti e al suo modo d’essere perché loro avrebbero giudicato qualsiasi cosa fosse stata diversa. Ecco cosa non riusciva più a sopportare, il dover rendere conto. Aveva assaggiato un piccolo angolo di libertà ed ora se n’era dovuta privare, a suo parere troppo in fretta. Mangiò qualcosa e si preparò per uscire. Era il momento.

 

Voleva godersi quelle ultime sere di caldo, non aveva alcuna voglia di restare a casa. Perciò uscì, qualche ora al solito ritrovo non avrebbe di certo guastato. Una birra fresca, quattro chiacchere con gli amici di sempre, le ultime novità che venivano spiattellate ai quattro venti; insomma niente di diverso rispetto al solito. Quando arrivò però trovò una sorpresa ad attenderlo, lei era lì, come resuscitata da chissà quale anfratto e non lo considerava nemmeno. Sicuramente era consapevole che lui era al corrente di tutto e ne aveva paura. In fin dei conti faceva bene, perché lui non avrebbe accettato. Non avrebbe digerito quello che lei aveva fatto, benché quando fosse successo loro due non erano più nemmeno una coppia, ma per lui non faceva differenza.

 

Come immaginava lui arrivò, ne percepì la presenza ancora prima di vederne la figura. Era una cosa fisica, chimica. Quando lui era nei dintorni le venivano i brividi, avvertiva un leggero pizzicore sulla pelle, un formicolio. Come se nell’aria ci fosse una tensione elettrica particolare e infatti nemmeno quella volta le sue percezioni errarono. Ne udì il saluto, con quella voce flebile e al contempo suadente che accarezzava l’orecchio dei presenti. Non si voltò, finse di non averlo nemmeno notato e continuò a parlare con Andrea che, lì seduto al suo fianco, si stava subendo i suoi racconti a proposito del suo amore londinese. Continuò imperterrita a parlare, mentre lui si mise davanti a lei e non potè più, a quel punto, evitarlo. Alzò lo sguardo, glaciale come solo lei sapeva essere “Ciao.” Nulla di più, sebbene tremasse, continuò a parlare.

 

Prese una sedia e si accomodò proprio davanti a lei e ad Andrea, assimilandone ogni sillaba, captandone ogni sussurro ch’era evidente loro non volessero che lui udisse. Il volto veniva annebbiato dal fumo continuo delle sigarette che s’accendeva una dietro l’altra, nervosamente. Non sopportava più di essere ignorato in quella maniera, nessuno si era mai permesso, tanto meno lei, cosa le era preso? Interruppe il suo silenzio, così come il loro discorrere “Ho saputo che ti sei divertita a Londra..” Il tono voleva essere sgarbato e riuscì nel suo intento. Non attese quasi nemmeno la sua risposta, lei si limitò a guardarlo per un attimo e poi scuotere la testa. Lo divertiva, lo faceva ridere, quel suo voler essere distante e superiore, perché sapeva che intimamente lei provava altro, ma al contempo lei riusciva a far nascere in lui un’ira di rara entità, doveva fare qualcosa.


StregaBugiarda - commenti
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°°Atto Ventesimo °°
martedì, 25 marzo 2008 - 14:53 -

 

 

 


Era l’alba. Non aveva chiuso occhio ed era più stanca di quando si era messa a letto la notte prima. Si vestì, quasi come un automa. La mente era da tutt’altra parte rispetto le azioni. Indossava abiti totalmente neri, un paio di pantaloni morbidi, una camicetta in pizzo a maniche corte e un cappellino da baseball per celare il più possibile gli occhi gonfi e il viso distrutto dalla nostalgia che cominciava già a prendere piede. Attendeva seduta sulla valigia che arrivasse il taxi che l’avrebbe portata all’aeroporto, con lei gli stessi ragazzi con cui era partita, i quali non osavano nemmeno rivolgerle la parola, avendo intuito fin dal suo saluto che non era il caso di disturbarla. La vettura arrivò, si sedette composta come al solito, dicendo addio a quel posto al di là del finestrino.

 

Appena la sveglia suonò, fu da subito consapevole che quel mattino non aveva nessuna voglia di andare a lavorare. Osservò Luca dall’altra parte del letto, che non aveva nessun tipo di orario, lavorando al bar del fratello come e quando voleva. Per entrambi non era una questione di soldi, erano ricchi di famiglia, era più che altro un modo di evitare di sentirsi dire che erano degli smidollati privi della voglia di fare alcunché. Accampò una scusa qualunque con il titolare e si alzò, la giornata era soleggiata e terribilmente afosa “Piscina?” Domandò a Luca che in quel momento si era svegliato e lo guardava con gli occhi semichiusi. Si preparano in fretta e si diressero verso un altro giorno di svago.

 

Nello stesso istante in cui mise piede sull’aereo e prese posto, infilò le cuffie attraverso le quali poteva ascoltare la musica selezionata appositamente dalla compagnia aerea e si isolò completamente da tutti e tutto. Voleva rivivere i momenti che stava lasciando, ripensare ai fatti più belli accaduti in quei giorni e che questi le tenessero compagnia almeno fino a che non fosse atterrata a Milano. Le immagini le scorrevano nella mente nitide e quasi reali, rivivendone ogni singolo istante e sfumatura, avvertendone sulla pelle i brividi dati da un bacio piuttosto che da una carezza, ma in fondo a questi, era costante l’amarezza che quegli attimi non sarebbero mai più tornati se non nella memoria e di questo avrebbe dovuto accontentarsi, ma non riusciva ad accettarlo.

 

Non gli aveva nemmeno detto a che ora sarebbe tornata, insomma era andata via così, svanendo quasi nel nulla, lasciando dietro di sé gli strascichi della sua decisione e nient’altro. Era riuscito a sapere del giorno del rientro da Valentina e nulla di più. Nemmeno lei era al corrente, nemmeno lei aveva ricevuto telefonate o notizie, il che era molto strano. Ovviamente non osava chiedere ai genitori di Bimba, suo padre lo odiava e a ragione probabilmente, seppur ottenesse il solo risultato di farsi odiare a sua volta proprio dalla figlia. Anche per questo lei se n’era andata per un po’ e lui era uno dei pochi a saperlo, perché lei glielo aveva confidato in una di quelle rare occasioni in cui lui prestava attenzione ai suoi problemi. Non gli restava dunque che attendere.

 

L’aereo atterrò in perfetto orario, quando il portellone si aprì lasciando entrare l’afa tremenda, si sentì quasi mancare e le salirono di nuovo le lacrime agli occhi, un nodo alla gola difficile da scacciare. Aveva dolori allo stomaco, era in agitazione. Di lì a poco avrebbe dovuto affrontare i genitori e dissimulare la tristezza di quel ritorno, cosa che sapeva a priori di non riuscire a fare. Lei non era mai stata capace di nascondere emozioni e sentimenti, soprattutto la delusione e la rabbia. Con l’amore e l’affetto se la cavava un po’ meglio. Camminava a testa bassa, sembrava il fantasma di una vedova errante. Li vide, papà, mamma e fratellino che saltellava alla ricerca del suo volto. Era l’unico che avesse voglia di abbracciare in quel perfetto ritratto d’ipocrisia familiare. Si avviò, l’istante che sarebbe seguito era inevitabile.

 

 

 

Non era stato in casa un solo momento, quindi anche se lei si fosse fatta viva, lui non l’avrebbe saputo. Era certo che comunque non fosse andata così, lei non chiamava e non lo cercava mai a casa, nemmeno quando era lui a chiederlo direttamente. Si vergognava troppo e non le stava molto simpatica la matrigna, anche a causa del ritratto perfido che lui ne aveva sempre fatto. Valentina era lì con loro per cui nemmeno lei poteva ricevere e portare notizie, cercò invano di distrarsi di non tormentarsi, ma non trovava via di uscita, lui doveva sapere. Raccolse le sue cose da terra, si vestì avviandosi alla moto, senza quasi salutare nessuno e se ne andò via. Una bella corsa per le strade a tutta velocità l’avrebbe di certo rilassato.

 


StregaBugiarda - commenti (1)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
°° Atto Diciannovesimo °°
martedì, 25 marzo 2008 - 14:05 -

 

 

 

 

Era sera. Era sola, chiusa in quell ache in quei mesi era stata la sua camera, il suo rifugio, lo scrigno di ciò che stava vivendo in quell luogo. C’era un marasma di oggetti, fogli, abiti sparsi ovunque e l’impresa era di riordinare e far stare tutto nell’unica valigia che si era portata alla partenza. Buttò i vestiti alla rinfusa, non aveva voglia di soffermarcisi, come se avesse paura che riordinandoli avessero perso i profumi di quei giorni. Poi fu la volta di tutti i souvenirs raccolti in quel perido, cose sciocche a dire il vero, ma ricordi che l’avrebbero accompagnata sempre; scontrini, carte varie, cartoline, pacchetti di sigarette. Per ultimo lasciò il diario, il migliore amico di sempre, scritto in verde e in rosa con la scrittura che ancora deve formarsi, di un’adolescente. Rilesse le ultime pagine, quelle vergate lì, in Inghilterra e iniziò a piangere.

 

Mancava un giorno soltanto e lei sarebbe tornata. Come l’avrebbe trovata? La stessa di sempre oppure diversa? Si augurava che non fosse cambiata, a lui piaceva come l’aveva conosciuta qualche anno addietro. Ingenua e sensibile, timida e riservata. Magari invece non sarebbe più stata la stessa e allora lui finalmente avrebbe perso quell’interesse nato da non sapeva ancora cosa, nonostante fosse passato abbastanza tempo per trovare una risposta. Sapeva solo che tutto sommato gli era mancata, o per meglio dire, gli era mancata la sua solita presenza, sebbene negli ultimi periodi non fosse stata adorante come lo era all’inizio. Doveva ammetterlo, era anche curioso, voleva sapere cosa aveva fatto in quei mesi di silenzio, senza dire nulla a nessuno.

 

Non si erano nemmeno potuti salutare, lui aveva impegni di lavoro che non coincidevano con il suo orario di partenza e le ultime lezioni al college. Aveva trascorso un’ultima giornata insieme, nella sua casa, fra le sue cose sparse un po’ qua e un po’ là nel disordine perfetto che lo caratterizzava. Poi, dopo un arrivederci e non un addio, seppure lei sapesse che sarebbe stato il secondo, si erano dati l’ultimo bacio, salato come le lacrime di entrambi. Adesso quelle stesse gocce amare bagnavano le pagine del suo diario, sbiadendo d’un poco i ricordi scritti dettagliatamente. “Don’t leave me now..” si era soffermata sulle parole di quella canzone che aveva fatto da colonna sonora ai loro momenti migliori e al contempo dolorosamente tristi. Sì, perché ad esser onesti quella passione era dolorosa e triste, perché fin dall’inizio sapevano che avrebbe avuto una fine e quel finale non poteva essere cambiato né ora né in futuro.

 

Aveva cercato in quei giorni di non pensare al fatto che altre mani e altre bocche avrebbero potuto toccarla e sfiorarla. Gli faceva rabbia, gli faceva male. Era come se lei avesse il suo nome inciso nella carne, gliel’aveva detto più di una volta e lei ne aveva inizialmente sorriso, poiché amava anche quel lato estremamente possessivo di lui, benché gliene desse un significato totalmente differente da quello che gli attribuiva egli stesso. Era come se fosse una vittima, una sorta di trofeo vinto a fatica, con il suo nominativo per intero scritto sopra, a ricordare al mondo che lui poteva avere sempre quello su cui metteva gli occhi. Nient’altro. Ma si trattava di un senso d’appartenenza morboso, al quale nonostante tutto non poteva né voleva rinunciare.

 

La chiusura della valigia scattò, infrangendo il silenzio che popolava la stanza da parecchie ore, interrotto solamente a momenti da singhiozzi strozzati. Non c’era più niente di suo nemmeno lì, se non i vestiti pronti per la partenza dell’indomani. Le restava qualche scatto per terminare il rullino della macchina usa e getta che si era portata per l’occasione, decise di usarli per immortalare le pareti di quella camera accogliente, per ricordarsi che anche lì era vissuta una parte di lei e non se ne sarebbe mai andata. Quelle pareti d’ora innanzi erano impregnate anche del suo profumo, delle sue lacrime, della sua vita. Non importa chi ci sarebbe stato dopo lasciando anch’egli l’aleggiare della sua presenza. Anche lei avrebbe fatto parte del vissuto di quella dimora, almeno poteva consolarsi con questa piccola inezia. Si infilò sotto le coperte, nuda, voleva che il freddo della stanza fosse più fastidioso di quello che provava nell’anima. Spense la luce della piccola lampada, erano solo lei e il buio totale.

 

Era seduto sul letto a gambe incrociate, la chitarra in grembo dava vita a note più o meno intonate a seconda del momento e del discorso che stava affrontando con Luca. L’aveva invitato a fermarsi da lui, non aveva voglia di stare da solo quella sera, a tormentarsi dei pensieri di quella che definiva la parte più debole di sé; ovvero la più sensibile. Aveva toccato argomenti dal più serio, come le lettere della madre lontana a quelli più futili come le ragazze e il divertimento. Luca gli aveva chiesto se infondo la “strega” gli piaceva per davvero. Sì, lui la chiamava così, perché l’aveva sempre desiderata con tutto sé stesso, ma non l’aveva mai potuta avere, anche se la vera ragione era mascherata con la scusa che “non si va per nulla d’accordo”. Ovviamente Jo rispose di no, accampando talmente tanti motivi a sostenere ciò che aveva detto che non lasciava molto spazio all’insinuarsi del dubbio e l’amico gli credette. S’era fatto tardi, si addormentarono sulle note di “Unchained Melody”, non a caso la canzone che lui definiva sua e di Manuela.

 

 

 

 


StregaBugiarda - commenti
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

»

1 2 3
successiva ›
ultima »

About me
.Un spazio infinito. Fatto di Sogni. Pensieri. Emozioni.

♥.L.♥
.Tutto ciò che è sapere, tutto ciò che è vivere, tutto ciò che è passione.
♠.H.♠
Date al dolore la parola;il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi. _W.S._


.Parole.
"Queste gioie violente hanno fini violente. Muiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco, Che si consumano al primo bacio." _W.S._

..Parlo, infatti, dei sogni, figli della mente in ozio, che nascono da una vana fantasia la quale ha natura leggera come l'aria e più incostante del vento, che ora è in amore sul grembo gelido del Nord, e poi sdegnato se ne va sbuffando con la faccia al Sud, fresco di rugiada..

Commenti recenti

Categorie

Blog amici

Visite
*loading* visite...Grazie!

Crediti
Creato da Nimbosa
Anche per / Brushes



Photobucketmartedì, 29 settembre 2009 - 09:56 -

Photobucket

Photobucket